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PALMA IL VECCHIO – PIETA’ CON ANGELO – OLIO SU TAVOLA (cod. 1813)

Palma il Vecchio (1480 ca.-1528), Pietà con angelo. Olio su tavola, altezza 62.4 cm., bordo superiore 57.3 cm, bordo inferiore 56.7 cm.

Nome: Palma il Vecchio – Pietà con Angelo – olio su tavola

Articolo:1813

Periodo: 1515-1518

Provenienza: Italia – Venezia

Condizione: Ottima


Descrizione:  

Palma il Vecchio (1480 ca.-1528), Pietà con angelo. Olio su tavola, altezza 62.4 cm., bordo superiore 57.3 cm, bordo inferiore 56.7 cm.

Già collezione Geza von Osmitz; venduto all’asta, Leo Schidlof Kunstauktionhaus, Tuchlauben-8, Vienna, 12 marzo 1920, n. 46, attrib. a Palma Vecchio.

Non ci sono traccie di firma (Palma non firmava i suoi quadri). Il retro del quadro porta la scritta ‘ palma vecchio’ (oltre ad un’altra parola non leggibile a chi scrive) in matita, aggiunge probabilmente dopo il 1950.

Il soggeto è raro nell’oeuvre di Palma Vecchio. Un soggetto analogo, ma senza paesaggio, si trova nel polittico di San Giacomo di Palma Vecchio nella chiesa parrocchiale di Peghera di Taleggio, prov. di Milano. Visto ciò, la destinazione originale del quadro poteva essere o un quadro devozionale, o un elemento da un polittico disperso–le dimensioni ed il supporto sono giusti per quest’ultimo ipotesi. In tal caso si ipotizza un’origine bergamasca per il quadro, visto che lì sono concentrati i polittici di Palma il Vecchio. L’uso di raggi lineari, dorati, attorno alla testa di Cristo, non sorprende affatto.

L’attuale tema richiama parecchi quadri di Giovanni Bellini e della sua scuola. La forma del torso di Cristo e la disposizione delle sue braccia fanno pensare di un prototipo belliniano. Questo potrebbe spiegare la mano protesa di Cristo, assai illogica per un Cristo morto. Se la mano non era appoggiata su qualcosa ormai perso dall’abrasione della tavola, potrebbe essere il vestigio della mano retta da un secondo angelo, caratteristico delle Pietà di Bellini, al quale Palma ha rinunciato nell’attuale composizione, senza però dare una nuova logica alla mano destra.

Si fa notare che il motivo dell’ala scura, come contrasto cromatico al corpo pallido di Cristo, richiama la Pietà succitata di Peghera. Mentre il corpo di Cristo, proprio per la sua origine belliniana oltre al suo stato di conservazione notevolmente compromesso, non richiama particolarmente le morfologie di Palma, l’angelo, con i suoi capelli riccioli, la sua fisionomia, la bocca aperta, lo sguardo angosciato, l’ombra sul collo, oltre al tipo di vestito (con un color prugna sbiadito caratteristico della gamma cromatica di Palma), sembra a chi scrive autografo di Palma il Vecchio e di nessun altro. A conferma di questo, il modo in cui sono dipinti i capelli di Cristo, le forme dei drappeggi, e le caratteristiche del paesaggio al tramonto sono del tutto palmeschi.

L’ipotesi che la tavola sia tagliata ai bordi (relazione di Guida Nicola) non è necessariamente vero–la lunghezza del torso del Cristo, a tre quarti, è giusta, mentre Palma normalmente estendeva le mani e le braccia fino ai limiti dello spazio pittorico.

Lo stato ingiallito e danneggiato del quadro, già evidente sulla fotografia, con numerose crepe, zone lacunose, e ritocchi, è documentato dalla relazione di Guido Nicola. Pentimenti, rilevati dalla luce ad infra rosso, oltre a confermare l’autenticità dell’opera, sono consoni con la tecnica di Palma. Mentre la perdita della superficie dipinta del corpo di Cristo sembra quasi totlae, si fa presente che danni molto estensivi alle tavole di Palma il Vecchio sono assai normali (il risultato politico di Peghera ne è un esempio).

La tavola apaprtiene senz’altro al secondo decennio del Cinquecento. Il momento più belliniano di Palma fu all’inizio di questo decennio, ma Palma entrava in una fase di sperimentazione verso il 1515, che accoglierebbe meglio le forme morbide e espressive dell’angelo e che potrebbe ugualmente spiegare l’uso di un prototipo assai fuori moda. Un disegno firmato di questo periodo, la Sacra Famiglia al British Museum, Londra, ha un paesaggio che svolge un ruolo compositivo simile a quello in oggetto. Sulla base di questo, e sulla assomiglianza espressiva dell’angelo alla pala d’altare di Zerman (Mogliano Veneto), si propone una datazione dal 1515-1518.

Riassumendo, si tratta di un opera del pittore bergamasco del rinascimento veneziano Palma il Vecchio, databile verso il 1515-1518.

Philip Rylands (19.10.92)

Philip Rylands
Storico d’arte, inglese. Residente a Venezia
Ha pubblicato:
Palma il Vecchio. L’opera Completa, Milano (Arnoldo Mondadori Editore), 1988
Palma Vecchio, Cambridge (Cambridge University Press), 1992.


Il dipinto qui riprodotto – su tavola di cm 63×57 – raffigurante Cristo passo, sorretto da un angelo, con paesaggio sul fondo, va assegnato al pittore bergamasco di nascita ma veneziano di educazione e adozione, Jacopo Negretti, più noto come Palma il Vecchio (ca. 1480-1528). Lo provano, oltre al tipo di composizione ricca di ricordi belliniani e giorgioneschi, anche i chiari riferimenti ad altre opere note e sicure del maestro: ad esempio, il Cristo deposto dei Musei di Bruxelles, il Cristo morto con Angelo nella cimasa del polittico di Peghera (Bergamo), e talune figure di santi nella Sacra Conversazione della Galleria di Praga. Un appurato restauro poiché l’opera ha alquanto sofferto, riconfermerà certamente il nome del Palma, in un periodo ancora giovanile.

Giovanni Mariacher
Storico d’arte – ex Direttore delle Belle Arti Comune di Venezia