arte

Da lunedì 11 novembre parte la nuova rubrica di Telearte

Da lunedì 11 novembre parte la nuova rubrica di Telearte.

Si chiamerà “LA STORIA – l’altra faccia dell’arte” e sarà dedicata ad aspetti non propriamente didattici dell’arte ma che fanno parte di tutto “quel” background che gli gira intorno. Andrà in onda dalle 20 alle 21 sempre sul digitale terrestre canale 128 e sui canali social di Telearte oltre lo streaming. In questa ora, sempre in diretta televisiva, si avvicenderanno esperti del settore che insieme ad Ivano Costantini parleranno del mondo dell’arte in tutte le sue sfumature: investimenti, eventi, argomentazioni specifiche, confronti e molto altro.

Dal lunedi’ al venerdi’ in diretta tv alle ore 20.00 “LA STORIA”. Vi aspettiamo anche con i vostri interventi telefonici

“Minute Visioni”, da Roma a Firenze

La prima asta di Telearte con una rara collezione di mosaico minuto

Telearte debutta il giorno 10 ottobre 2018 alle ore 14:00 nel mondo delle aste con “Minute Visioni, da Roma a Firenze”.
Saranno proposte una serie di scatole, tabacchiere, snuff box, press papier e anche 2 tavoli di notevole pregio che mostreranno micromosaici di rigorosa fattura e tarsie composte da svariati marmi.
La collezione si compone di 101 pezzi visibili sul sito di aste online Invaluable.com al seguente link.

 

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Invaluable.com recentemente definito “una delle piattaforme web di commercio elettron016_1ico in più rapida crescita nel mondo dell’arte” da Blouin ArtInfo.
Invaluable è il leader del mercato online nel mondo per l’arte, l’antiquariato e il collezionismo. Per questo Telearte, dopo un’accurata ricerca, ha deciso di esser presente su questa piattaforma di e-commerce.
Le case d’asta, le gallerie e i rivenditori più importanti utilizzano Invaluable per approfondire le relazioni con milioni di clienti in tutto il mondo, collegando le persone con le cose che amano.
Se intendete fare delle offerte su un lotto o alcuni pezzi presenti in questa collezione, potete registrarvi sul sito di Invaluable oppure contattateci personalmente al numero telefonico 06.39744494.

Telearte per le aste online prevede una commissione del 10% sul prezzo delll’offerta di aggiudicazione. Per quest’asta la piattaforma Invaluable non richiederà alcuna commissione.

DOWNLOAD CATALOGO ASTA

Artemisia Gentileschi in mostra a Roma

A Roma una mostra dedicata ad Artemisia Gentileschi con il meglio delle sue opere

Un viaggio nell’arte della prima metà del XVII secolo seguendo le tracce di una grande, vera donna. Una pittrice di prim’ordine, un’intellettuale effervescente, che non si limitava alla sublime tecnica pittorica, ma che seppe, quella tecnica, declinarla secondo le esigenze dei diversi committenti, trasformarla dopo aver assorbito il meglio dai suoi contemporanei, così come dagli antichi maestri, scultori e pittori. La parabola umana e professionale di Artemisia Gentileschi (1593-1653), straordinaria artista e donna di temperamento, appassiona il pubblico anche perché è vista come un’antesignana dell’affermazione del talento femminile, dotata di un carattere e una volontà unici. Un talento che le consentì, giovanissima, arrivata a Firenze da Roma, prima del suo genere, di entrare all’Accademia delle Arti e del Disegno di Firenze; che le fece imparare, già grande, a leggere e scrivere, a suonare il liuto, a frequentare il mondo culturale in senso lato; una volontà che le consentì di superare le violenze familiari, le difficoltà economiche; una libertà la sua che le permise di scrivere lettere appassionate al suo amante Francesco Maria Maringhi, nobile raffinato quanto tenero e fedele compagno di una vita. Una tempra la sua, che pure sotto tortura (nel processo che il padre intentò al suo violentatore Agostino Tassi) le fece dire: “Questo è l’anello che tu mi dai et queste le promesse”, riuscendo così a ironizzare, fino al limite del sarcasmo, sulla vana promessa di matrimonio riparatore.

Dal 30 novembre 2016 all’8 maggio 2017 a Roma sarà possibile ammirare alcune delle opere più importanti dell’artista italiana Artemisia Gentileschi, che sarà allestita nelle sale di Palazzo Braschi. Questa famosa artista italiana fu una pittrice di ispirazione caravaggesca. Tra le sue opere più conosciute ricordiamo La Madonna col Bambino, la Conversione della Maddalena, Giuditta che decapita Oloferne, Cleopatra, Ritratto di gonfaloniere, Giuditta e la sua Ancella e San Gennaro nell’anfiteatro.
Il Museo di Palazzo Braschi si trova in Piazza San Pantaleo, in angolo con piazza Navona.

Informazioni

Luogo: Museo di Roma, sale espositive del primo piano
Orario:
Dal martedì alla domenica ore 10.00 – 19.00.
24 e 31 dicembre ore 10.00-14.00
Giorni di chiusura: Lunedì, 25 dicembre, 1 gennaio, 1 maggio
La biglietteria chiude un’ora prima

N.B. per eventuali aperture e/o chiusure straordinarie consultare la pagina dedicata agli    Avvisi

Biglietto d’ingresso;
€ 11,00 intero;
€ 9,00 ridotto;
€ 4,00 speciale scuola ad alunno (ingresso gratuito ad un docente accompagnatore ogni 10 alunni);
€ 22,00 speciale Famiglie (2 adulti più figli al di sotto dei 18 anni).

Dal 30 novembre 2016 al 7 maggio 2017
Museo di Roma a Palazzo Braschi
Piazza San Pantaleo, 10 – Roma
www.museodiroma.it

Avorio e arte, un binomio secolare

Cos’è l’avorio?
L’avorio è una sostanza fornita dalle zanne dell’elefante africano (maschio e femmina) e di quello indiano (maschio), come pure dai denti di ippopotamo e di qualche altro mammifero.

La lavorazione

Pur non possedendo caratteristiche specifiche, l’avorio ha una fisionomia tecnica complessa in quanto partecipa dei processi, metodi e strumenti di lavoro tipici della scultura in pietra e della glittica, della pittura (per gli avori colorati) e dell’oreficeria. La tecnica prevalente è rappresentata tuttavia dall’intaglio realizzato con bulino, cesello, trapano, tornio, ecc. Oltre all’impiego di avorio tratto da zanne di elefante (africano, indiano, ecc.) e da denti di ippopotamo (usati dalle più antiche civiltà), si fece uso di quello di tricheco (molto diffuso nel Medioevo nell’Europa settentrionale), al quale il mondo bizantino, musulmano, persiano e asiatico attribuiva poteri magici (risanare ferite o rivelare il veleno). Denti e ossa di balena furono usati dagli Indiani della costa nordoccidentale dell’America Settentrionale. In Cina si usava anche avorio di rinoceronte (creduto antidoto per il veleno) e a Giava e in Indonesia avorio di dugongo e di bucero.

L’avorio nel medioevo

Dell’epoca paleocristiana e dei periodi bizantino e medievale è rilevante la produzione di dittici consolari, imperiali o legati a figure di personalità minori (splendidi esempi di origine romana e costantinopolitana sono conservati al Louvre di Parigi e al Victoria and Albert Museum di Londra), di cofanetti per l’incenso o per reliquie (Lipsanoteca del Museo di Archeologia Cristiana di Brescia, sec. IV), di pissidi, di oggetti sacri come cattedre (quella di Massimiano, Museo Arcivescovile di Ravenna, sec. VI), di coperte d’evangeliario, di statuette, di altari portatili. Nella sfera privata l’avorio venne utilizzato per oggetti da toilette, medaglioni, fibbie, scacchiere, impugnature di spade e per la decorazione di mobili. Principali centri di produzione furono soprattutto Roma, Bisanzio, che eccelse nell’arte dell’intaglio e nelle cui opere dei sec. VI e IX-XI si recupera una vasta documentazione iconografica mitologica di ambito classico (il cosiddetto cofanetto di Veroli, Victoria and Albert Museum di Londra), le scuole di ambito imperiale in età carolingia, tra le quali emerge la scuola conventuale di Lorsch (vedi gruppo di Ada), le cui rilegature si ispirano a modelli paleocristiani, e le scuole renane (Reichenau, Colonia), note per i reliquiari di tipo architettonico.

Gotico e Rinascimento

Nell’Occidente europeo ebbe inizio con il basso Medioevo una lenta ma progressiva fase di decadenza, dovuta alle difficoltà di importare la materia prima a seguito del controllo esercitato dai Turchi sulle arterie commerciali dall’Oriente . Tuttavia in epoca gotica fiorirono importanti scuole francesi , in particolare Parigi (sec. XIII-XIV), con produzione di eleganti statuette a tutto tondo della Vergine col Bambino, di gruppi scultorei (Incoronazione della Vergine; Parigi, Louvre), di dittici e trittici, di suppellettili sacre e profane. Un esempio eccezionale d’arte italiana in avorio è la Madonna col Bambino di Giovanni Pisano (Pisa, Tesoro del duomo). Nel Trecento in Italia è nota la produzione di Baldassarre degli Embriachi e della sua bottega, che ebbe ampia fama anche in Europa per la raffinata tecnica con cui venivano eseguiti oggetti minuti (altaroli, cofanetti, trittici, ecc.) o lavori di più vasto impegno (altare nella Certosa di Pavia). Nel Rinascimento invece l’eredità culturale di questa grande tradizione non fu compresa appieno dagli artigiani (soprattutto fiorentini), che, pur accogliendo nuove esperienze tecniche, si limitarono per lo più a un’imitazione piatta della scultura monumentale (riproduzioni di crocefissi o statue) oppure impiegarono l’avorio per decorare mobili e suppellettili. Carattere virtuosistico assumerà infine la produzione eburnea nel barocco, soprattutto nell’Europa centrale (Fiandre, Germania, Austria).Nel sec. XVII si ebbero celebri scuole artigianali, con l’intervento di noti artisti, a Norimberga e Ulma in Germania e a Dieppe in Normandia. Oltre che per la decorazione di mobili e per ogni sorta di oggetti (vasi, cornici, piatti, boccali per birra, ecc.), l’avorio fu largamente usato nella statuaria, per gruppi scultorei (Ercole e l’Idra di B. Stockamer; Firenze, Museo Nazionale), busti-ritratto (Re Giorgio I di D. Le Marchand; Londra, Victoria and Albert Museum), medaglioni, ecc.

Le civiltà extra-europee

Nell’ambito delle civiltà extra-europee, l’avorio, in Africa, ha sempre avuto un grande valore, talora più dell’oro. Spesso i capi si riservavano tutto l’avorio degli elefanti uccisi sulle loro terre, o per lo meno la zanna che toccava terra per prima al momento della morte dell’animale. I centri principali della scultura in avorio africana furono la Costa d’Avorio (Benin) e la regione del Congo: intere zanne venivano lavorate con minuziosi intagli (motivi geometrici e figure umane), ripetuti anche su piccoli oggetti (scatole, gioielli, scettri, ecc.). Notevole è anche la produzione degli Eschimesi, che ricavano dall’avorio di tricheco (anche da ossa o corna di renna) numerosi oggetti finemente intagliati. Nelle civiltà asiatiche, dove reperire la materia prima è più facile, la lavorazione artistica dell’avorio ha origini molto antiche e vasta applicazione, anche nel campo dell’architettura. Nella produzione indiana alto livello artistico e tecnico presentano gli avori rinvenuti nel tesoro di Begram, in Afghanistan (fine sec. I-metà sec. II d. C.), e quelli eseguiti nelle epoche gupta e postgupta (sec. IV-VIII d. C.), in cui spicca la presenza della figura umana idealizzata eppure vista in tutta la sua plasticità (figurette femminili al British Museum). Nell’area indiana la lavorazione dell’avorio ebbe splendida fioritura nel sec. XII a Ceylon, con gli alto-bassorilievi per la decorazione di templi e palazzi, che si arricchiscono talvolta dei colori vividi delle lacche usate per gli sfondi. In Cina la lavorazione dell’avorio inizia fin dall’epoca neolitica con materiale locale, data la presenza di elefanti nella valle del fiume Giallo. Dopo il 1300 gli elefanti scompaiono dal suolo cinese, quindi a partire da tale epoca l’avorio sarà importato dal Sud-Est asiatico, dall’India e dall’Africa. La facilità con cui si intaglia ha permesso da sempre l’esecuzione di opere molto elaborate che con i T’ang (sec. VII-X d. C.) diventano estremamente raffinate: paesaggi, figure umane, fiori e uccelli, ai quali l’aggiunta del colore apporta tocchi di vivace realismo. Effetti di abilità virtuosistica nell’intaglio si ebbero sotto la dinastia Ch’ing (sec. XVII-XX). Molto ricca fu anche la produzione di avorio giapponese, che conobbe la massima fioritura nei sec. XVII e XVIII, soprattutto attraverso quei capolavori di abilità tecnica e fantasia d’invenzione che sono gli inro e i netsuke.

Fonte; http://www.sapere.it/ (link voce)

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