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Scena di battaglia Francesco Graziani – A03598

Scena di battaglia – Olio su tela, 35 x 55 cm – Francesco Graziani  (attivo a Napoli e a Roma nella seconda metà del XVII secolo)

Presentazione su Youtube

Olio su tela, 35 x 55 cm

Articolo:  A03598

Periodo:  XVII secolo

Provenienza: Italia

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Presentazione su Youtube


Descrizione:

 

GRAZIANI, Francesco, detto Ciccio Napoletano. – Non si conosce la data di nascita di questo pittore, attivo a Napoli e a Roma nella seconda metà del XVII secolo. Nacque probabilmente a Capua, essendo citato in alcuni inventari come “Ciccio da Capua” (Roethlisberger-Bianco).

È certo che nel nono decennio il G. si trovava a Roma ed era un pittore affermato, come dimostrano le due committenze pubbliche segnalate da Filippo Titi (1686): una tela a olio con la Predica del Battista nella cappella Cimini in S. Antonio dei Portoghesi, databile intorno al 1683, ancora conservata in loco, e un’altra con la Maddalena penitente per la chiesa di S. Croce della Penitenza (o delle Scalette) alla Lungara, identificata con la Crocifissione e s. Maria Maddalena, ora nella parrocchiale di Ardea.

Nel 1686 gli inventari Barberini elencavano suoi dipinti, finora non identificati, di cavalli, marine e battaglie (Salerno, 1984, p. 154). Anche le testimonianze di Titi e di De Dominici (1743) lasciano capire che l’artista doveva la sua fama a questo genere di pittura e in effetti ancora oggi egli è ricordato soprattutto, se non esclusivamente, come battaglista.

Consapevolmente integrato nella tradizione della pittura di battaglie, inaugurata proprio a Napoli da Belisario Corenzio e poi continuata da Aniello Falcone e Scipione Compagno, il G. sembra piuttosto impressionato dall’esperienza di Micco Spadaro (Domenico Gargiulo) e Filippo Napoletano (Filippo di Liagno) che per primi svilupparono questo filone iconografico dal primitivo indirizzo storico-celebrativo a quello della pittura di genere. L’originalità del G. sta nell’aver ravvivato questi precedenti con le innovazioni di Courtois, Simonini e Rosa, accentuando però la tendenza a una pittura disimpegnata e decorativa, in linea con le incipienti tendenze rococò della scuola romana e napoletana, in particolare giordanesca, e preferendo di massima l’uso di formati ridotti, forse perché più facilmente collocabili sul mercato.

La data di morte del G. non è nota.

Fonte: treccani.it

 

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