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Natura morta con coniglio PIETRO NAVARRA – A04581

Natura morta con coniglio – Olio su tela, cm 102,7 x 142,5 – Pietro Navarra (attivo a Roma nell’ultimo decennio del Seicento e nel primo del Settecento)

COD: A04581 Categoria: Tag: , , ,

Olio su tela, cm 102,7 x 142,5

Articolo: A04581

Periodo: fine XVII secolo prima metà del XVIII Secolo.

Provenienza: Italia



Descrizione:

 

Nella totale assenza di dati documentari la breve menzione del Pascoli[1] – che nel 1736 lo ricorda nel capitolo dedicato alla vita di Franz von Tamm (1658-1724) – aiuta a collocare la figura di Pietro Navarra nell’orbita del maestro fiammingo, se a lui si riferisce Pier Leone Ghezzi quando, senza nominarlo direttamente, loda le nature morte esposte alla mostra di San Salvatore in Lauro del “giovane di Monsù Daprait”[i]. Ulteriore conferma del suo rapporto con la cerchia di Tamm e Christian Berentz (1658-1722) è la coppia di nature morte Pallavicini raffiguranti Natura morta con frutta e cristalleria e Natura morta con frutta e cacciagione, realizzate ad imitazione degli originale del Berentz e consegnate in dono agli eredi del marchese Niccolò Maria dopo la morte di quest’ultimo; tale riferimento ad annum costituisce un termine  cronologico finale per l’attività dell’artista che risulta sicuramente attivo all’arrivo del Tamm a Roma, nel 1685, e fino alla morte del marchese Pallavicini nel 1714.

La scarsità documentaria, unita alla mancanza di opere firmate per esteso, ha contribuito per lungo tempo alla sfortuna critica di questo artista, la cui fisionomia fu chiarita per la prima volta da Lamberto Golfari[ii] che collegò un gruppo di quattro tele siglate – già riferite da Italo Faldi[iii] all’ambito di Giovanni Paolo Spadino (1659-1730 ca) – alle nature morte Pallavicini, restituendo alla critica il profilo di un artista eclettico e di altissimo profilo.
La menzione dello Spadino da parte del Faldi risulta – anche dopo la restituzione delle quattro tele al suo autore – di grande importanza per individuare i giusti termini di confronto entro i quali analizzare la figura del Navarra; se dal maestro apprese le tipologie compositive ridondanti già tipiche di Abraham Brueghel (1631-1697), con lo Spadino condivide il punto di vista ravvicinato, le ambientazioni in spazi aperti poco ariosi e la scelta di gamme cromatiche accese e contrastate. Tali comunanze sono evidenti nella Natura morta con frutta e gallina, facente parte della serie di nove piccole tele in collezione Pallavicini inizialmente assegnate allo Spadino[iv]; rispetto a quest’ultimo, il carattere ‘tremulo’ della sua pittura e una stesura pittorica fine – attentamente indagatrice dei dettagli naturalistici – costituiscono i caratteri più peculiari del suo operato, laddove Spadino impiega una gamma cromatica accesa per supplire alla definizione più sommaria degli elementi rappresentati. Le tele di Navarra mostrano un approccio ‘ottico’ di marca nordica che deve essere ricondotto all’influsso del Berentz, con cui è tale la vicinanza che, di fronte alla coppia di grandi nature morte Pallavicini con suppellettili su menzionate, anche Zeri ebbe l’impressione di trovarsi di fronte a opere del maestro amburghese[v].

 

 

[i] G. de Marchi, Mostre di quadri a San Salvatore in Lauro (1682-1725). Stime di collezioni romane. Note e appunti di Pier Leone Ghezzi, Roma 1987, p. 145

[ii] L. Golfari, Per la definizione del Monogrammista P.N. con Pietro Navarra, in “Paragone”, 375, 1981, pp. 52-56

[iii] I. Faldi, La natura morta in Italia, Milano 1989, II, pag. 824, nn. 978-985

[iv] F. Zeri, La Galleria Pallavicini, Firenze 1959, n. 372

[v] Ivi, nn. 326-328

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