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Capriccio con Arco di Costantino e figure VIVIANO CODAZZI – A04586

Capriccio con Arco di Costantino e figure  – Olio su tela, cm 66 x 49,5  –  Viviano Codazzi (Bergamo 1606 circa – Roma 1670)

Olio su tela, cm 66 x 49,5

Articolo: A04586

Periodo:  XVII secolo

Provenienza: Italia



Descrizione:

Nato a Bergamo, è anche conosciuto sotto il nome Viviano Codagora o il Codagora. Verso il 1620 lasciò la città natia e dal 1634 è documentato a Napoli, dove fu allievo di Cosimo Fanzago. A Napoli dipinse paesaggi, in collaborazione con Domenico Gargiuloː Codazzi si occupava delle prospettive architettoniche e dei paesaggi con rovine, mentre Gargiulo eseguiva le figure. Codazzi, in seguito alla rivolta di Masaniello, si trasferì a Roma e collaborò con Antoine Gobau, con Michelangelo Cerquozzi, con Jan Miel, con Filippo Lauri, e con Vicente Giner, eseguendo le parti architettoniche nei dipinti.

La sua pittura fu influenzata dalla scuola olandese, ben rappresentata a Roma in quel periodo e nota come Scuola dei Bamboccianti, che ebbe come ispiratore e protagonista Pieter van Laer.

Suo figlio Niccolò Codazzi (1642-1693) fu pittore di vedute e di scene inserite in paesaggi. Viviano ebbe una forte influenza su Canaletto e su Bernardo Bellotto. La sua veduta della Basilica di San Pietro, del 1630, è una delle ultime immagini della piazza senza il colonnato di Berniniː si vedono anche le due torri campanarie che, secondo il progetto, dovevano essere erette, ma che non furono mai realizzate.

In contrapposizione al paesaggio eroico della scuola bolognese e della scuola francese di ambito romano – che dalla cultura bolognese dei (Carracci) avevano preso avvio – Codazzi ritraeva fedelmente le rovine romane, oppure le costruiva di fantasia, ma sempre su un piano di verosimiglianza, con la luce che metteva a nudo – crudelmente o pietosamente e tutto avvolgendo nei mezzi toni – gli archi sbrecciati, i muri corrosi, mescolati a poveri edifici addossati a monumenti antichi e popolati da umile gente, dipinta dal Cerquozzi che inseriva le figure nelle costruzioni prospettiche dipinte dal compagno. Viviano Codazzi è stato un anticipatore del gusto settecentesco e fu definito il “Canaletto del Seicento”.

Interessante aggiunta al catalogo di Viviano Codazzi, l’inedito dipinto qui presentato si colloca nel suo secondo periodo romano, dopo il 1648, accostandosi a un gruppo di tele che ne condividono l’impianto prospettico e i motivi architettonici tra cui, sebbene variato, l’arco di Costantino che introduce alla composizione e ne costituisce il principale elemento. Lo ritroviamo, sebbene in relazione più esatta con i monumenti circostanti tra cui il Colosseo, in due capricci architettonici animati dalle figure di Michelangelo Cerquozzi (D.R Marshall, Viviano and Niccolò Codazzi and the Baroque Architectural Fantasy, Milano – Roma 1993, VC 97-98), mentre l’associazione tra un arco ornato da colonne di ordine corinzio a sinistra e un porticato sullo sfondo si ritrova in un dipinto di raccolta privata (Marshall, 1993, VC 74) e in una tela di più ampio respiro agli Uffizi (VC 75). Nel nostro caso le figure sembrano di mano di Filippo Lauri e suggeriscono una datazione negli anni Sessanta, introducendo non a caso un modello che sarà ripreso da Niccolò Codazzi, figlio di Viviano.

 

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